TERREMOTO 1908 - Ancora contro!
Il 28 dicembre 1908, alle 5:20 del mattino, la terra iniziò a tremare violentemente. La magnitudo è oggi stimata tra 7,1 e 7,5 (X e XI grado della scala Mercalli) , con epicentro nello Stretto di Messina, a pochi chilometri dalla costa. La scossa durò meno di un minuto (37-40 secondi), ma fu sufficiente a provocare il collasso di oltre il 90% degli edifici di Messina e di gran parte delle strutture di Reggio Calabria. L’ora fu particolarmente fatale: la popolazione dormiva, rendendo impossibile una fuga tempestiva. Molti pescatori e famiglie che vivevano in capanne vicino alla riva furono travolti dalle onde, contribuendo all’elevato numero di vittime.
L’intensità sismica superò anche quella del 1783, insomma un evento eccezionale e catastrofico.
Il maremoto. E’ noto che un sisma che si verifica al ridosso o dentro il mare porta (quasi sempre) come conseguenza un maremoto, nel caso specifico sembra esserci stata anche una frana sottomarina, e cosi come avvenne nel 1783, dopo circa 10 minuti dopo il sisma, la costa fu investita da un maremoto. Le onde, alte fino a 12 metri in alcuni punti, travolsero i litorali dello Stretto, inondando interi quartieri e trascinando via persone e macerie. Colpirono soprattutto la zona tra Pellaro e Gallico, travolgendo barche, magazzini e case in legno, Il mare penetrò per centinaia di metri nell’entroterra, sommergendo campi coltivati e depositando tonnellate di sabbia e detriti.
I porti di Reggio e Villa San Giovanni furono gravemente danneggiati: banchine fratturate, gru abbattute e depositi distrutti.
Molti sopravvissuti al terremoto persero la vita in questa seconda ondata di distruzione. Il terremoto provocò immediatamente frane e crolli delle falesie costiere. Poi arrivò il maremoto, che ebbe effetti devastanti
Edifici distrutti a Messina e Reggio Calabria
Messina
- Percentuale di distruzione: oltre il 90% degli edifici fu raso al suolo o gravemente danneggiato.
- Centro storico: il cuore della città, con i suoi palazzi barocchi e neoclassici, crollò quasi interamente.
- Duomo di Messina: la cattedrale, simbolo della città, subì danni gravissimi; la facciata crollò e molte decorazioni interne andarono perdute.
- Palazzi istituzionali: il Municipio, la Prefettura e il Teatro Vittorio Emanuele II vennero distrutti o resi inagibili.
- Edifici scolastici e ospedali: le scuole e gli ospedali della città furono devastati, complicando i soccorsi.
- Quartieri popolari: le abitazioni costruite con materiali deboli, soprattutto nelle zone costiere, crollarono immediatamente.
Reggio Calabria
- Centro urbano: circa il 70% degli edifici fu distrutto o gravemente lesionato.
- Cattedrale di Reggio Calabria: subì il crollo di gran parte della struttura.
- Palazzo Municipale e sede della Provincia: persero interi piani o furono completamente rasi al suolo.
- Borgate costiere: villaggi come Catona, Gallico, Pellaro e Archi furono annientati dal sisma e successivamente dal maremoto.
- Edifici industriali e commerciali: magazzini portuali e stabilimenti sul lungomare furono spazzati via, con la perdita di derrate alimentari e merci.
CONDIZIONI DOPO IL SISMA. SOCCORSI
Noi però non ci occuperemo degli aspetti tecnici ma dei fatti che successero dopo il sisma, ossia come fu affrontata l’emergenza ed il soccorso.
Il freddo invernale e la pioggia aggravavano le sofferenze dei sopravvissuti che si vennero a trovare in condizione critiche fra le macerie. Le linee telegrafiche e ferroviarie erano interrotte, le strade bloccate dalle macerie. I primi soccorsi arrivarono ore dopo, spesso da navi di passaggio che intercettarono la notizia via mare, le più organizzate non furono le italiane ma le russe ed inglesi. Soprattutto le navi russe Makarov, Bogatyr. Nulla si toglie a quanto fatto dai primi soccorritori della Saffo e Spica, ma i fatti che successero nella gestione di quel tragico evento non restano degni dello stato formato (forse!) appena 40 anni prima.
Le stime parlano di 90.000–120.000 morti complessivi. A Messina, intere famiglie furono sepolte nelle proprie case. A Reggio Calabria, le zone più vicine al mare furono spazzate via dall’onda dello tsunami.
La distruzione degli edifici fu pressoché totale: ospedali, chiese, palazzi e scuole scomparvero. Solo poche costruzioni resistettero, spesso quelle in legno o a un piano, esse portavano con se i concetti di casa baraccata (antisismica).
Se i primi soccorsi furono ben coordinati sia dalla Saffo che dallo Spiga (ed altri torpedinieri presenti, sia russi che inglesi) da cui parti il primo allarme di una catastrofe: “Vi sono parecchi morti e centinai di case crollate”, “Ogni aiuto è inadeguato alla gravità del disastro”, quello che è successo in un secondo momento dove si dovevano coordinare in modo efficiente i soccorsi è stato del tutto fuori da ogni logica di soccorso e Stato unitario.
Non vogliamo togliere nessun merito a molti soccorritori appartenenti alle stesse forze militari e paramilitari che fucilarono e rubarono sotto le macerie, a squadre di alpinisti, croce rossa, pompieri ecc ma l’intervento militare che ci fu in tale contesto è fra i più riprovevoli della nostra storia (non nuovi e non ultimi!). Accanto a valorosi medici come il Mag. Farina vero eroe, e soldati che persero la vita, il primo fra i soccorritori il comandante del Piemonte, capitano di vascello Passino, ci furono figure come il gen. F. Mazza, il ten. Usigli che nulla hanno a che vedere logica del soccorso a gente che ha perso tutto, ma di continuazione di quanto successe 40 anni prima!
Fatti raccontati sia da corrispondenti giornalistici, che da uomini scampati all’evento fra i quali Giacomo Longo che nel suo libro “Un duplice flagello. Il terremoto del 28 dicembre 1908 a Messina e il governo italiano” descrive in modo minuzioso e senza ombra di dubbio veritiero, noi attingiamo le informazioni qui riportate proprio da tale lavoro.
La conferma dell’autenticità di quanto scritto da G. Longo ci arriva, con la conoscenza della tecnica oggi collaudata, proprio dalle fonti militari e governative dell’epoca che cercarono di impedire la pubblicazione e di screditare la fonte!
Giacomo Longo usa un linguaggio schietto e senza dubbi interpretativi, dimostra di conoscere le vicende che portarono all’unita d’Italia “abbiamo persino pagato i loro debiti”, ed usa aggettivi espliciti per tutti i vertici militari “avvoltoio” Mazza. Non risparmia ne il Re ne tantomeno il capo del governo Giolitti “dedico la nostra gioia ed il nostro conforto per non avervi fin qui veduto”.
Longo non temette mai una denuncia, anzi incitava un’azione giudiziaria nei suoi confronti, certo che davanti i giudici riusciva a dimostrare tutte le manchevolezze di quanto l’esercito italiano ai comandi del generale Mazza e tenete Usigli perpetrarono nei confronti dei sopravvissuti.
L’INIZIO PRESAGIO DELLA FINE.
La prima azione del governo italiano, il 3 gennaio dopo 6 giorni dall’evento, non è stanziare fondi ma dichiarare lo stato di guerra! Congiuntamente alla nomina del solito generale con poteri speciali, in questo caso Gen. Francesco Mazza. Situazione non nuova per l’ex regno duosiciliano!
Se i giornali dedicarono all’evento dei titoli chiari, l’esercito si mostro del tutto inadeguato ad affrontare emergenza sisma e si presento sul luogo senza viveri, tende, corte ma solo con 1000 soltati, 1000 baionette, 1000000 di colpi di fucili e cento cannoni.
Talmente inadeguato che requisirono 30000 tende ed altrettante coperte che spedirono la Francia e Inghilterra ai terremotati mai impiegate all’uso per cui furono inviate. i soldati in assetto armato più che soccorritori diventarono “saccheggiatori” dovevano pur mangiare!
Stato di guerra ai soliti noti diremo noi, memori di quanto successe 40 anni il meglio era fucilare tutti. Come il ragazzo di 15 anni fucilato sui resti della propria casa cercando dei vestiti per metterseli e ripararsi dal freddo
AIUTI SOLO PER L’ESERCITO.
Longo racconta appunto come tutti gli aiuti che provenivano dall’estero finiva sotto scorta armata delle truppe piemontesi. Di 24 tende, le prime che arrivarono, “solo una mi fu data” ma dopo il terzo giorno “i tenenti Caporaso e Usigi, con due caporali tre soldati ed un furiere vennero a rilevare la tenda”. La farina veniva panificata solo per la truppa mentre alla popolazione fu dato pane nero “in ragione di 800 grammi ogni tre persone per tutto il giorno, mentre il pane bianco veniva divorato e sperperato dagli ufficiali e dai soldati”. Il pane di avanzo veniva addirittura venduto! Questo è il soccorso del governo italiano!
Il cap. di fregata Rombo appena sbarcato dal Sicilia non trovo di meglio che requisire e piantonare una cisterna d’acqua, scampata al disastro, perché serviva alle sue truppe… e certo che i poveracci che erano feriti non avevano sete! Insomma ritorniamo a concetti ben noti da 40 anni!
NON RIMANGA PIETRA SU PIETRA
Nel 1860 furono distrutti oltre 35 paesi, rasi al suolo, a Messina i danni che non aveva fatto il terremoto li fecero gli artificieri che demolirono la storia di Messina con la dinamite della ditta Salvago e consapevolezza più che per ignoranza. Perché diciamo ciò? Semplicemente perché la storia non mente non fu ignoranza perché Gaetano la Corte Cailler imploro di salvare quelle opere.
Studioso di storia e luminare messinese, nel 1904 il La Corte diviene Direttore del Museo Civico, e anche in questa nuova veste prosegue le sue ricerche presso l'Archivio Provinciale di Stato annotando tutto quanto possa interessare la storia e la cultura artistica di Messina.
Scrive la Corte Cailler sul suo diario “Ing Ermes D’Orlando.. a fatto affari d’Orlando…hanno distrutto Messina più del terremoto, ed al Salvago ha fatto fare affari d’oro”.
Egli fa un elenco di tutte le chiese e monumenti che potevano essere salvati a firino in polvere per volere dei soccorritori; la monumentale e splendida chiesa delle Anime del Purgatorio (sec. XVII-XVIII) a pianta ottagonale, con una sola parete crollata e perfettamente restaurabile, demolita dall'ing. Luigi Borzì, la Chiesa S. Bartolomeo, Palazzo la Corte, Chiesa S. Andre d’Avellino, Anime del Purgatorio, S. Gregorio… ecc.
Quindi al Longo che con voce ferma implorava di salvare molti di quegli edifici si aggiunse anche un'altra voce autorevole, ma non ci fu nulla da fare.