Il brigantaggio (vedere ns pubblicazione) oggi finalmente ha avuto una rivisitazione storica che lo associa alla sua vera interpretazione: lotta sociale per la libertà perduta. Lasciando ancora a pochi mal informati e cultori della storiografia "scritta dai vincitori" l'associazione ad un fenomeno delinquenziale da combattere solo con la repressione. Ma per far ciò dobbiamo focalizzare l'attenzione sul brigantaggio post-unitario il quale è profondamente diverso dal brigantaggio pre-unitario. Esso va liberato da associazioni frutto solo di “depistaggi” più o meno voluti. A tale scopo serve approfondire nella sua allusione storica un altro aspetto ossia il legame ed i compromessi che da sempre sono esistiti fra potere economico e politico con la malavita o i malandrini. Nello specifico, necessita capire il legame storico esistente fra proprietari terrieri, possidenti, latifondisti (“signorotti” o classe aristocratica che sia) ed amministrazioni locali (verosimilmente i politici di turno) con i delinquenti e/o malandrini e/o picciotti.
Il brigantaggio fu un fenomeno delinquenziale o piuttosto una reazione ai fatti dell'epoca? Per capire ciò dobbiamo ripercorre un pò gli anni 1860-1870.
Ma come si viveva nel 1860 nel Regno delle due Sicilie eravamo veramente morti di fame? Oppure, come disse lo statista e pensatore inglese W. E. Gladstone “Questa è la negazione di Dio eretta a sistema di governo” (resta il dubbio dell’origine se sua o per quanto si dice sentita da altri). Noi abbiamo le prove che cosi non era, a cominciare dalla Beatificazione di Maria Cristina (madre di Francesco II), che contrasta fermamente con "negazione di Dio". Il rito della beatificazione si è svolto il 25 gennaio 2014 nella Basilica di Santa Chiara a Napoli.
Lo Stato borbonico, nella gestione del demanio, presentava delle notevoli connotazioni di carattere sociale e, tanto per esemplificare, ricordiamo che ciascun paese aveva delle selve demaniali sulle quali la cittadinanza poteva esercitare i summenzionati usi civici, vale a dire che, nei boschi del demanio, i cittadini potevano esercitare il diritto di pascolo e di legnatico.
Quindi OGNI FAMIGLIA AVEVA LA POSSIBILITÀ’ DI SFAMARSI di lavorare e di sostenersi, senza ricchezza ma con onestà.
Ricordiamo che nel 1778 il Re Ferdinando IV concepì la fabbrica della seta di San Leucio, con uno statuto che prevedeva:
- Formazione gratuita con scuole sia femminili che maschili
- Parità di diritti tra uomini e donne
- Orari di lavoro inferiori alla media europea
- Assistenza sanitaria garantita per anziani e infermi
- Dote delle donne ricevuta dal Re in modo da non creare differenze sociali
- Costituzione della Cassa di Carità: un fondo in cui i lavoratori versavano parte dei propri guadagni, utile a garantire i servizi a tutta la comunità.
Nel 1858 il valore delle esportazioni delle Due Sicilie per gli Stati Uniti raggiunse 1.737.328 ducati, quello delle importazioni ducati 566.243.tra il 1839 e il 1855 la flotta mercantile aveva esportato fuori dal Regno merci per circa 89 milioni di ducati (1 ducato era valutato circa 4 lire, 1861)

La produttività della terra indica che nel 1860 il Sud, che contava il 36.7 % della popolazione d'Italia e pur non avendo nulla che si possa paragonare alla pianura padana, produceva: il 50.4% di grano, l'80.2% di orzo e avena, il 53% di patate, il 41.5% di legumi, il 60% di olio dell’intera “nazione”. Molto espressiva e la figura qui affinaco.
COSA MOLTO IMPORTANTE: avevamo il 66% della moneta circolante. Non è banale ricordare che mentre il regno sardo aveva come moneta, la lira, basata su “cartamoneta” (valore pagabile), il regno duosiciliano aveva come moneta i ducati di oro, di argento e bronzo di valore intrinseco della moneta (basta leggere i libro di S. NITTI, non proprio ultima ruota del carro!)
Nel 1860, con una preparazione di molti anni, parte la missione di conquista. Perchè?
I principali motivi più verosimili alla realtà dei fatti sono:
- Le ricchezze del meridione, basta pensare alle miniere di zolfo siciliane (polvere da sparo)
- I ducati e riserve auree del meridione. Nel 1860 il Piemonte era reduce da numerose guerre (I e II guerra detta D’indipendenza) ed aveva accumulato molti debiti.
- La posizione geografica centrale del mediterraneo con la prossima apertura del canale di Suez quindi vie di comunicazioni più brevi per Africa
- Il Regno due Sicilie era uno stato cattolico e fortemente legato al Papa, cosa non molto gradita ai poteri liberal-massonici.
Arriviamo cosi alla spedizione dei mille sotto la regia del “Peppino” nazionale che fra tradimenti dei comandanti borbonici, che non fecero combattere i soldati duosiciliani e gli eccidi (Bronte) nei vari paesi (primi dubbi sulla volontà di unita e di fratellanza italiana), si concluse con l’entrata a Napoli del nizzardo. Garibaldi arrivò a Napoli in treno (atteso ed accompagnato dai capi camorra!) il 7 settembre 1860, ossia dopo circa 4 mesi dalla partenza.
Unito il territorio mancavano pero alcune sacche ( piccole roccaforti) di resistenza fra le quali Gaeta. Dove si combatté una aspra guerra fra i due eserciti; una città assediata per circa 3 mesi. Il 13 febbraio del 1861 il re Francesco II, dopo circa 160.000 bombe “tirate” dal generale Cialdini, su forti pressioni di Cavour che voleva al più presto proclamare l’unità d’Italia, lascio Gaeta. Cialdini bombardò chiese ed ospedali ed ordinò di bombardare Gaeta anche dopo la firma della resa (7000 CANNONATE CIRCA!).
LE NUOVE CONDIZIONI SOCIALI: IL MALESSERE ECONOMICO LA LOTTA ARMATA
Cosa successe dopo la proclamazione del regno d’Italia (pronunciata in francese!). La prima cosa fu la cosiddetta "piemontesizzazione” di tutto l’apparato amministrativo. A dimostrazione che fu un' annessione e non un unione c'è l’inconfutabile fatto che:
- La prima legislatura del "nuovo" Regno d'Italia si chiamò "ottava" perché tale era quella del regno sabaudo, Torino rimase capitale e si declassarono quelle degli stati preunitari a sedi di prefettura.
- La costituzione, le leggi, il codice penale, l'ordinamento giudiziario, le istituzioni pubbliche e il sistema finanziario piemontese furono imposte a tutti i nuovi sudditi. Quindi altro che fratelli, piuttosto sudditi!
Alla fine del 1866, su 59 prefetti esistenti, ben 43 erano piemontesi ed il resto emiliani o toscani, duosiciliani? Zero!
Già questi poche cose non sono sinonimo di “unità” ma di conquista che poco aveva a che fare con le previsioni iniziali di stato unitario.
Cosa è successo appena fu unita l’Italia? Le promesse iniziali furono mantenute? NO, tutte disattese (cosa che continua da 160 anni)!
Il primo obbiettivo reale dello stato sabaudo fu fare cassa con i beni della nuova “colonia”. Ciò lo dimostrano due motivi:
- un debito pubblico molto elevato (debiti verso banche)
- fare pagare le spese di guerra, ed i debiti, ai meridionali ed utilizzando le casse del regno duosiciliano!
NUOVE IMPOSIZIONI E REALTÀ' SOCIALI
TERRENI. I vari baroni e “don..” non solo conservarono i possedimenti ma acquisirono le terre demaniali che i piemontesi misero in vendita, e non in regalo, ai cosiddetti "galantuomini". Deduzione per il semplice fatto che erano gli unici ad avere la forza economica di acquisirle e così il latifondo si accrebbe.
I poveri coltivatori, manovali, pastori, braccianti ecc non avendo soldi non poterono fare nulla. Anzi furono sempre più intimoriti da quei difensori dei signorotti e baronati ossia i “maffiosi”.
Il nuovo regime non intende "disgustarsi la classe dei proprietari che sono stati i sostegni veri e precipui del movimento che ha portato l'attuale ordine delle cose ".
Quindi i contadini che non avevano soldi in pratica persero i terreni che avevano, persero pure gli “usi civici” e si trovarono più “ricattati” di prima da chi aveva aiutato e favorito i garibaldini.
Ciò creò miseria e malcontento e soprattutto si scopri l’inganno di Garibaldi.
CHIESA. Il nuovo regime dichiarò guerra alla chiesa (cosa gia in atto da anni!) non solo con la distruzione di chiese e conventi ma anche con la confisca dei beni della Chiesa, detentrice del 40% delle terre del Sud (spesso terreni dati in coltivazione ai vari agricoltori), che era sicuramente il "padrone migliore" dei contadini perchè di regola si accontentava di un affitto equo e senza scadenza. La vendita dei terreni ecclesiastici andò nelle mani di chi aveva soldi e non generò affatto nuovi proprietari! Lo Stato Sabaudo incasso circa 600 milioni di lire (1861/62)!
MONETA. Lo Stato unitario impose la propria moneta, quindi fu messo fuori corso legale il ducato e fu introdotta come moneta di scambio la lira. La fregatura (di cui dopo vedremo un processo) fu nel fatto che mentre noi avevamo ducati oro e di argento le lire erano carta straccia! In questo modo il regno sabaudo prese tutti i ducati d’oro (si stima come 800 milioni di lire in oro!) e ci rifilo forzieri di carta.
LEVA MILITARE: Fu introdotta la leva obbligatoria, mentre prima era su base volontaria e ben retribuita, con la legislazione sabauda divenne obbligatoria. Tutti i giovani dovettero abbandonare le terre ed andare a servire lo Stato per ben 4 anni.
INDUSTRIE: Si inizio il progressivo smantellamento delle industrie con la chiusura di molte fabbriche o il loro ridimensionamento (vedi Mongiana e Pietrarsa con le macchine trasportate al nord), per cui molte persone si trovano nelle condizioni di non avere più un lavoro.
SCUOLA: La scuola sotto il Borbone era finanziata dallo stato, più o meno come oggi. Ogni scuola nei vari comuni era sostenuta dal Re (Ferdnando IV stanziò nel 1820 ben 28 milioni di ducati). Al momento dell’unificazione si aveva un’ottima presenza di istituti scolastici (con decine di primati) nella zona di Napoli (Campania) ma purtroppo la presenza delle scuole non era omogenea su tutto il territorio del regno. Si passo da quasi una scuola per comune del 1826 ad una scuola su tre comuni (circa) del 1860. Dopo unità le scuole furono privatizzate, ossia, visto che il nuovo regno era indebitato con le banche lo stato doveva risparmiare e non finanzio più istruzione nei vari comuni. Quindi i comuni più poveri che non avevano i soldi per mantenere i vari istituti scolastici furono costretti a chiuderli. Di conseguenza avvenne una drastica riduzione scolastica al sud.
TASSE: Anche qui come potete immaginare la riduzione delle tasse e l’abolizione dell’odiata tassa sul macinato fini nel nulla.
Mentre prima con il Re Borbone si avevano 4 tasse dirette (imposta fondiaria, addizionale su debito pubblico e provincia ed esazione sale e tabacchi) e 4 tasse indirette (dazi doganali, di registro e bollo, postale e lotteria) con l’instaurazione della fiscalità piemontese le cose di aggravarono e di molto.
A partire dalla tassa sul macinato che invece che diminuire raddoppio, aumentarono le tasse di bollo e registro. Furono introdotte due nuove tasse sulla proprietà: trasferimento e successioni. Fu introdotta la tassa sulla ricchezza mobile e sul profitto (oggi chiamata IRPEF) e tante altre: quali
- Tassa sulle donazioni, mutui e doti; sull’emancipazione ed adozione
- Tassa sulle pensioni
- Tassa sanitaria
- Tassa sulle fabbriche
- Tassa sull’industria
- Tassa sulle società industriali
- Tassa per pesi e misure
- Diritto d’insinuazione
- Diritto di esportazione sulla paglia, fieno, ed avena
- Sul consumo delle carni, pelli, acquavite e birra
- Tassa sulle mani morte
- Tassa per la caccia
- Tassa sulle vetture
ORIGINI DEL BRIGANTAGGIO POLITICO.
La nuova condizione sociale fatta da meno lavoro e più tasse, tolti i terreni nella disponibilità dei più e ridimensionamento dei poli industriali, abbinato ad un aumento delle tasse portò alla rivolta di tutto il popolo, ma quale giustificazione dare a questo fenomeno nel meridione del nuovo Regno? La cosa migliore fu confondere la rivolta popolare per una condizione sociale decisamente peggiore di prima con la delinquenza comune.
I delinquenti ci sono sempre stati, tant’è che nel periodo fine 1700 inizio 1800 proprio in Piemonte si dovette combattere ferocemente la delinquenza. Proprio in Piemonte venne utilizzato ed italianizzato un termine francese “brigands” e “brigandage”. I primi ad essere chiamati “brigands” furono proprio i piemontesi che combatterono contro i francesi, i quali li definirono appunto “brigands”-briganti! Da lì il termine venne utilizzato per qualsiasi forma delinquenziale, impropriamente per quanto ci riguarda.
Spesso e volentieri sia sui libri che sui siti web, anche di una certa importanza (incluso le chatbot!), tale termine è legato essenzialmente (per non dire esclusivamente!) al fenomeno rivoluzionario del meridione, in particolare nel periodo post unitario. TUTTO FALSO!
I primi briganti furono, come detto, proprio i piemontesi contro i francesi (varie bande!) ma anche in Toscana, nel Lazio e in Lombardia un po’ in tutta Europa troviamo tale manifestazione. Però nel nostro Sud è speciale: è grande ed è storico! Proprio in questo caso il termine è usato in modo improprio confondendo la rivolta politica di una classe sociale (oggi lo potremmo chiamare sciopero generale!) alla delinquenza più o meno organizzata.
Di fatto, il governo sabaudo riprese il termine a loro familiare “brigantaggio” e mischiò la delinquenza con la rivolta popolare politica: divennero tutti briganti da combattere. Chi difendeva la terra si trovò accomunato con gli assassini, gli estorsori (grassazione), i ladri e delinquenti vari.

Sequenze archivio popolazione
In virtù di tale confusione (voluta?) i meridionali che osavano parlare (scioperare!), ribellarsi alla fame, divennero delinquenti. Bastava dire qualcosa non in linea con il governo sabaudo (criticare) e si veniva arrestati, processati e molte volte (spesso e volentieri) condannati al carcere a vita o alla morte.
La confusione fra chi era delinquente e chi difendeva la sua terra, creata dal nuovo regno, permise ai vari ufficiali piemontesi quali Cialdini, Pianel, Negri, La Marmora, Quintini ecc.., di uccidere oltre 450.000 meridionali (stimare i soli fucilati “condannati con processo” davanti al plotone di esecuzione è molto difficile, basta pensare ai soli 30.000 deportati nel carcere di Fenestrelle) e distruggere non meno di 51 paesi, alcuni dei quali non sono mai stati più ricostruiti. Una buona stima, fatta dal prof Gangemi, ci porta ad un numero complessivo di circa 76.600 briganti “politici” uomini che lottavano per la libertà persa!

Con dati di archivio e varie pubblicazioni dell'epoca (censimenti ed almanacchi) abbiamo ricostruito la popolazione calabrese nel corso degli anni e l'abbiamo restituita in un grafico molto esplicativo. E’ facile notare che qualcosa nel 1861 successe. Se analizziamo i numeri troviamo un decremento della popolazione di 102.000 unità. Non possiamo dire che tutte queste persone siano morte ma di sicuro mancano all’appello nel censimento effettuato dal ministero stesso. La situazione più drammatica è nella provincia di Cosenza (Calabria citeriore) dove la popolazione esistente al 1860 non si ristabilisce se non dopo il 1891!
Questo era ben compreso anche a quei tempi, tanto che il deputato Ferrari nel 1862 in una seduta parlamentare disse "Potete chiamarli briganti ma combattono sotto la loro bandiera nazionale; ma i padri di questi briganti hanno riportato per due volte i Borboni sul trono di Napoli”
In una commissione d’inchiesta il senatore Luigi Carraro “la missione affidata dal Governo nel 1863 al generale Covone di percorrere con «truppe disposte a cerchio e in assetto di guerra» le province di Caltanissetta, di Agrigento, di Trapani e di Palermo, alla ricerca di malviventi, ma anche allo scopo di togliere ogni possibilità di azione ai gruppi politici dissidenti che ancora operavano nell'Isola”
Ma chi erano i terribili brigati che hanno impegnato l’esercito piemontese per circa 10 anni?
Soldati borbonici che rinnegavano il nuovo Re mai arruolati o disertori dell’esercito piemontese, volontari meridionali divenuti garibaldini e delusi dalle promesse, contadini affamati, popolazione che si ribellava al nuovo corso della storia, uomini di chiesa (sacerdoti, monaci, frati) privati dei loro averi, donne che si sono viste uccidere i mariti, i figli, i fratelli.
Circa 80000 uomini divisi in circa 500 bande composte da 3-4 uomini fino a circa 2000 uomini. Purtroppo queste bande non ebbero mai un coordinatore, e mai si vollero coordinare fra di loro (problema che sussiste anche oggi per altre situazioni e per altri problemi).
Nel dibattito dell'8 maggio 1863, alla Camera dei Comuni britannica, Mr. Cavendish Bentinck disse «Il brigantaggio, è una guerra civile, uno spontaneo movimento popolare contro l'occupazione straniera, simile a quello avvenuto nel regno delle Due Sicilie dal 1799 al 1812, quando il grande Nelson, sir John Stuart e altri comandanti inglesi non si vergognarono di allearsi ai briganti di allora e il loro capo, il cardinale Ruffo, allo scopo di scacciare gli invasori francesi». «Desidero sapere», rilevò Disraeli nel corso della stessa seduta, «in base a quale principio discutiamo sulle condizioni della Polonia e non ci è permesso di discutere su quelle del Meridione italiano. È vero che in un Paese gl'insorti sono chiamati briganti e nell'altro patrioti, ma, al di là di questo, non ho appreso da questo dibattito nessuna altra differenza fra i due movimenti".
Non era certo uno sprovveduto l'imperatore Napoleone III (che tante noie tolse a Cavour ed ai piemontesi) che invio delle proteste al governo italiano da Vichy al generale Fleury: «Ho scritto a Torino le mie rimostranze; i dettagli di cui veniamo a conoscenza sono tali da far ritenere che essi alieneranno tutti gli onesti dalla causa italiana. Non solo la miseria e l'anarchia sono al culmine, ma gli atti più colpevoli e indegni sono considerati normali espedienti: un generale, di cui non ricordo il nome, avendo proibito ai contadini di portare scorte di cibo quando si recano al lavoro nei campi, ha decretato che siano fucilati tutti coloro che sono trovati in possesso di un pezzo di pane. I Borbone non hanno mai fatto cose simili. Firmato: Napoleone».
Riportiamo l'intervento dell'8 giugno del 1864 del deputato Minervini:"Si sono condannati alla morte e colla fucilazione anche nelle spalle (il che è contro la legge) individui volontariamente presentati. Si sono condannati a morte i minori arrestati non nell'atto dell'azione... si sono passati per le armi individui non punibili per brigantaggio....si sono condannate per manutengole di briganti con complicità di primo grado le mogli dei briganti ai ferri a vita, e le figli e minori di 12 anni a 10 a 15 anni di pena
Questo a dimostrare che l’esercito piemontese andò oltre il dovuto per una semplice liberazione o unificazione. Le stime dei morti per tale periodo portano a non meno di 450.000 morti (uomini, donne, bambini, uomini di chiesa) o sul campo o in carcere, questo è quanto riporta il prof Gangemi nel suo ultimo lavoro (su riportato).
Quindi in tutta Italia ci furono dei momenti per la vita dei vari territori, al Sud quanto al Nord o al Centro, i “briganti politici” ribelli ad un’occupazione furono sempre presenti, come sempre esistenti furono i delinquenti. I due gruppi non possono essere accomunati. A noi piace chiamare “briganti” chi ha difeso la patria e la sua terra, equiparando il termine a “partigiani”, e delinquenti o malfattori chi ha cercato di ingannare il prossimo o commesso delitti su cose o persone, ma non sicuramente per “diritto di difesa”. Ecco dunque la prima dissociazione fra la parola brigantaggio e sud Italia, fra il sinonimo terra di briganti e regioni meridionali. Terra di lotta diremo, di grande manifestazione di dissenso ad uno Stato presentatosi come un “angelo” ma che di fatto agì da “diavolo”.